Littorina della Ferrovia Suzzara-Ferrara: pubblichiamo il Comunicato Stampa degli “Amici della FSF 1888”

LA LITTORINA TORNA A CASA
Le automotrici, conosciute popolarmente come “littorine”, furono un successo commerciale della FIAT Ferroviaria, rotabili che a fine degli anni ‘30 abbatterono i costi di esercizio e soprattutto migliorarono la velocità dei treni.

La Ferrovia Suzzara-Ferrara fu tra le prime “private” a dotarsi di 4 automotrici a 72 posti, e come tali identificate come Automotrici Leggere a nafta (ALn72). Con preveggenza rispetto ai tempi, la Ferrovia investì in formazione, ed ebbe per quasi un anno un ingegnere della FIAT a Sermide per istruire diverse generazioni di meccanici e macchinisti a condurre i nuovi mezzi. Sempre nella stessa ottica di autosufficienza culturale e tecnica, la Ferrovia si costruì in casa una rimorchiata per automotrici, divenute il desiderio di tutti i viaggiatori.

Nonostante la trasformazione per alimentazione ad autarchico metano, le automotrici vennero ritirate dal servizio nei primi anni di guerra. Nel 1943 la Ferrovia Suzzara-Ferrara finì sotto il controllo del Genio Ferroviario Germanico, che le adibì al trasporto delle proprie truppe.

Alla fine della guerra, le 4 automotrici furono abbandonate in diversi siti lontano dai binari sociali e ridotte allo stato di relitto, anche per depredamento da parte della popolazione civile.

La Ferrovia provò in tutti i modi a fare ripartire questi mezzi, usando quanto rimasto nei propri magazzini o riciclando i residuati dell’ARAR.

Approfittando della particolare situazione venutasi a creare nel primo dopoguerra, la Ferrovia acquistò due littorine residuati bellici dalle Ferrovie dello Stato, senza motori e senza interni ma ancora recuperabili. Le Officine fecero miracoli e le “nuove” automotrici (stavolta con soli 56 posti e come tali ALn56) ripresero a muoversi, dapprima sui binari della Suzzara-Ferrara e poi spingendosi fino a Mantova e Parma.

Dopo un lunghissimo periodo di intenso uso, le automotrici furono gradualmente sempre meno usate fino all’accontamento definitivo. La ALn56.136 fu adocchiata dal “Gruppo Amici Treno Torino” (GATT), che l’acquistò funzionante. L’automotrice passò con i propri mezzi per Suzzara sui binari della Veneta raggiunse Parma, Piacenza e poi Torino. Viaggio lento ma tranquillo, almeno fino ad Asti. Dopo Asti, il rotabile fu lanciato con certa allegria, per superare la difficile salita del Dusino. Qui purtroppo un motore cedette e l’altro riuscì a malapena a raggiungere Torino fino alla Stazione di Ponte Mosca, allora della Ferrovia Torino Nord (FTN).

La rimessa in ordine di marcia fu ritenuta complessa e costosa, per cui il rotabile fu accantonato in attesa di tempi migliori. Prima parcheggiata ad Ozegna, ritornò a Ponte Mosca, dove stazionò all’aperto per numerosi anni.

L’Associazione “Amici della Ferrovia Suzzara-Ferrara” ha raccolto negli ultimi anni reperti e tutta la documentazione cartacea legata alla Ferrovia Suzzara-Ferrara, incluso il recupero di locomotori e locomotive. Grazie alla sensibilità del GATT, l’automotrice è stata venduta all’Associazione, che ha deciso di riportarla a Ferrara. A Migliaro (Ferrara) è sito uno stabilimento specializzato in riparazione di rotabili ferroviari (Officine di Migliaro, srl), che la ospiterà e provvederà alle prime urgenti necessità, che non mancano. Il titolare Claudio Lancini ha organizzato un trasporto eccezionale che parte da Torino il mattino del 5 Giugno. Il Museo Ferroviario Piemontese ha provveduto ad un primo accurato maquillage protettivo per il rotabile, che giungerà a Ferrara il 6 Giugno attorno alle ore 10:00.

Allegate sono una foto di quando l’automotrice era in perfetta forma (foto 1, anni ~1950) e una alla partenza da Sermide nel 1979 (foto 2).
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